Il colore viola - italian film completi

Channel: Asse Derin

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Cimentandosi per la prima volta con temi drammatici, con punti di fuga piuttosto eterogenei, la pellicola, nonché lo sforzo registico, trabocca in più di un occasione di melò baroccheggiante.
Una Whoopi Goldberg appena scesa dal palcoscenico teatrale e vincitrice con questa pellicola del Golden Globe, presta non solo le eccellenti doti interpretative ma coinvolge tutta la sua stessa mimica fisiognomica straordinariamente verosimile in un personaggio corale dove la prosa della sceneggiatura tocca in ogni gesto dimesso, espressione o parola momenti di poesia pura.
La sapiente rassegna delle sfumature cromatiche messe in campo nella scenografia, frutto della scelta di una fotografia che rivela la vocazione di Spielberg per gli effetti speciali, è il manifesto di una dichiarazione di riscatto ed uguaglianza di tutte le sfumature epidermiche delle razze, in un momento storico come quello della Georgia degli anni '20 in cui the colored men erano ancora nigger.
Ma il nucleo semantico della pellicola non risiede tanto nel tema del razzismo. Il seme della saccenza maschile, come della spocchiosità della borghesia, è nel Dna degli stessi uomini colorati. Le vessazioni, gli stupri subiti da Celie in età adolescenziale, ossia nei momenti performanti della socializzazione primaria in cui si tende a percepire la realtà che ci circonda come quella tout court ossia, l'unica alternativa di realtà realmente possibile, la rendono una schiava dentro (schiava all'universo maschile più che a quello dei bianchi). La rivoluzione di Celie consisterà nel perpetuo tentativo di affermazione della sua superiorità morale attraverso la dimostrazione della necessità del suo ruolo, una reattività sprigionata anche dalla fede cristiana di Celie.
Tacciato di demagogia, il film in apparenza votato a smuovere le grandi platee, fa del colore il ganglo centrale, il colore della pelle, degli stati d'animo, delle proiezioni dei tentativi di fuga dal reale amaro di Celie attraverso l'indottrinamento quotidiano coi romanzi di avventura dopo la conquista della lettura, che ha la stessa funzione catartica della musica e del ballo per la protagonista di Dancer in the dark di Lars Von Trier.
Una donna depredata della sua sessualità, della maternità, del suo corpo e persino della legittimità razziale, nel montaggio parallelo della lama di rasoio sul collo del Mister e il rito di iniziazione nel cuore della sua Africa si avverte la brutalità di cui può rendersi responsabile la razza nera.